Skip to content
RH26_047
Il team di Rhei06/10/26, 16:036 min read

Customer journey B2B e ricerca AI: cosa vede il CRM

Customer journey B2B e ricerca AI: cosa vede il CRM
8:30

Prima di scrivervi, il buyer ha già chiesto a un assistente AI quali fornitori valutare e ha in mano una shortlist. Nel CRM quel passaggio non compare: il contatto risulta traffico diretto e nessuno sa cosa l'AI abbia detto di voi.

Dove comincia oggi il customer journey B2B?

Quando un buyer contatta il vostro commerciale, ha già percorso più di metà della strada. Il B2B Buyer Experience Report 2025 di 6sense, costruito su quasi 4.000 risposte di buyer, colloca il primo contatto con un fornitore in media al 61% del percorso d'acquisto. Nel 95% dei casi il fornitore che vince era già nella shortlist del primo giorno.

Quella shortlist si forma sempre più spesso in una chat. Secondo la ricerca G2 «The Answer Economy» (marzo 2026, 1.076 decisori B2B), il 51% dei buyer di software inizia la ricerca con un chatbot AI più spesso che con Google, contro il 29% della rilevazione precedente. Il 69% ha scelto un fornitore diverso da quello previsto in base alle raccomandazioni del chatbot e l'85% valuta meglio i fornitori citati nelle risposte.

Forrester, nello State of Business Buying 2026, indica la ricerca con l'AI generativa come primo passo dei buyer e ne segnala il limite: risposte incomplete o inaffidabili, che spingono a cercare conferme in fonti di fiducia.

Il tratto del percorso che nessuno osserva

Su The Drum, Saskia Welch riporta i dati di Gilroy sui responsabili marketing e revenue B2B del Regno Unito. Per il 67% i buyer usano strumenti di ricerca AI prima di parlare con le vendite. Il 68% non monitora come il brand compare negli assistenti AI come ChatGPT o Perplexity e il 54% teme molto una rappresentazione scorretta dell'azienda. Il 63% ha già un budget dedicato alla visibilità nella ricerca AI, eppure il 77% non si sente pronto ad adattare la strategia.

Questi numeri vanno letti con prudenza. Gilroy li ricava da un'analisi con AI delle opinioni pubblicate online da profili di marketing britannici, senza un questionario. Valgono come indicazione di direzione, coerente con le survey di G2 e 6sense: il tratto che decide chi entra in shortlist è anche quello meno osservato.

Per il marketing le conseguenze sono due. L'AI descriverà l'azienda con le informazioni che trova, anche quando sono superate o contraddittorie. Nel CRM, intanto, il contatto arriverà come traffico diretto o ricerca organica e il merito andrà all'ultimo clic.

Cosa cambia ora che nelle chat arrivano gli annunci?

Il tratto che il marketing non osserva sta diventando anche uno spazio a pagamento. OpenAI mostra annunci in ChatGPT da febbraio 2026, prima negli Stati Uniti e poi in altri mercati. Ad agosto il programma è arrivato in 31 paesi europei, Italia compresa, e dal 31 agosto le aziende possono acquistare in autonomia dall'Ads Manager, con offerte a impressione, a clic o a conversione, pubblici personalizzati e strumenti di misura collegati al sito.

Gli annunci compaiono come suggerimenti sponsorizzati, etichettati e separati dalla risposta, solo agli utenti dei piani gratuiti e Go. OpenAI dichiara che non influenzano ciò che il modello risponde e che gli inserzionisti non vedono le conversazioni. Le licenze aziendali restano senza annunci: una parte dei buyer, quella che usa l'AI dall'account di lavoro, non li vedrà.

Il resto del mercato si muove in ordine sparso. Google porta gli annunci nelle AI Overviews, per ora nei mercati di lingua inglese, e li sperimenta in AI Mode. Perplexity ha scelto di chiudere il proprio programma entro fine 2026, citando il rischio per la fiducia degli utenti. A Bruxelles la Commissione valuta se classificare ChatGPT come motore di ricerca di dimensioni molto grandi ai sensi del Digital Services Act, con obblighi più severi di trasparenza anche sulla pubblicità.

Per chi vende in B2B la conseguenza è pratica. Accanto alla risposta che cita la vostra azienda, o che la ignora, potrà comparire il concorrente che ha pagato per esserci. La visibilità a pagamento si compra; quella dentro la risposta dipende ancora dalle informazioni che i modelli trovano su di voi. Le due leve vanno tenute distinte anche nella misura: un contatto arrivato da un annuncio in chat e uno arrivato da una citazione nella risposta hanno un valore diverso e nel CRM devono restare separati.

Come portare la ricerca AI dentro il CRM?

Tre interventi rendono visibile e governabile questo tratto del percorso:

  • Mappare le domande dei buyer. Raccogliete le domande che i clienti fanno davvero nelle prime call: problemi, alternative, criteri di scelta. Ponetele con regolarità agli assistenti più usati (ChatGPT, Gemini, Copilot, Perplexity) e registrate chi viene citato, con quali parole e da quali fonti. Ripetuta nel tempo, questa rilevazione diventerà la vostra base di misura.
  • Rendere coerente ciò che l'AI legge. I modelli ricompongono informazioni sparse tra sito, schede prodotto, piattaforme di recensioni, comunicati e pagine dei partner. Se nomi dei servizi, settori serviti e referenze cambiano da una fonte all'altra, la risposta erediterà la confusione. La coerenza verso l'esterno nasce da dati interni allineati: un'unica fonte di verità su prodotti, clienti e casi.
  • Portare il segnale nel CRM. Il traffico che arriva dai domini degli assistenti AI (chatgpt.com, gemini.google.com, perplexity.ai) è già leggibile tra le sorgenti di riferimento degli strumenti di analytics. Il resto va chiesto: un campo «Dove ci avete conosciuto?» con l'opzione «assistente AI», nei form e nella qualifica commerciale, farà emergere una sorgente che oggi finisce nel traffico diretto. Collegato a contatti, deal e pipeline in HubSpot CRM, mostrerà quanta revenue nasce da quel tratto del customer journey. Le eventuali campagne negli assistenti AI andranno tracciate come sorgente a pagamento distinta.

Cosa sa il buyer alla prima call?

Il buyer arriva al primo incontro con un'opinione formata dall'AI, a volte su informazioni vecchie. Una domanda in apertura («Cosa avete già letto o chiesto su di noi?») farà emergere la versione che circola e permetterà al commerciale di correggerla subito. Registrate nel CRM, quelle risposte torneranno al marketing come elenco delle informazioni da aggiornare. Marketing e vendite smetteranno di discutere sulla qualità dei lead e lavoreranno sullo stesso dato.

Conclusione

La ricerca AI sposta più a monte l'inizio del customer journey B2B, in un tratto che oggi il CRM non vede. La shortlist si decide lì, prima del primo form e della prima call.

Chi guida marketing e vendite dovrà estendere la propria vista a quel tratto: sapere cosa dice l'AI dell'azienda, governare le informazioni da cui attinge, decidere se presidiare gli spazi a pagamento e misurare l'effetto di ciascuna leva sulla pipeline. Il punto di partenza sono i dati che l'azienda già possiede.

Il vostro CRM vede il customer journey dal primo segnale o solo dall'ultimo clic? Partite dalla Mappa della Complessità: sistemi e flussi dei dati cliente mappati, con gap e duplicazioni, per attivare una vista unica del percorso e misurarne ogni sorgente.



Fonti

Spunto:

Fonti ufficiali verificate:

ARTICOLI CORRELATI